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mercoledì 8 agosto 2012

STELLA CADENTE di Celeste Borrelli






Libro Aperto Edizioni








RECENSIONE:


La silloge poetica “Stella cadente” di Celeste Borrelli, edita dalla Libro Aperto Edizioni, contiene non solo poesie ma anche haiku, suddivisi specialmente in base alle stagioni. Poesie tendenzialmente brevi e fulminee, in cui le parole arrivano dritte al lettore mantenendo l’importanza del loro significato.
La silloge sfiora vari argomenti passando attraverso la natura, gli amori fino ad arrivare al dolore e a scene e paesaggi di vita quotidiana, sempre con uno sguardo attento alla complessità umana. L’amore e i sentimenti vengono invece assaporati velocemente, come se l’emozione fosse un momento fulmineo. Uno spazio importante è lasciato anche agli affetti familiari, indissolubili, perpetui definiti non casualmente “Gioielli”; alla natura e alle sue mille forme, sia negli haiku¹  sia nei componimenti che trattano di vita ed esperienze quotidiane opportunamente riportate in note a piè pagina. Una lettura scorrevole e piacevole, nitida e a tratti leggiadra nonostante l’intensità.
“Osservo una farfalla concludere il suo viaggio.”
Questa è la degna conclusione del viaggio che la poetessa Celeste Borrelli compie assieme al lettore.

mercoledì 20 giugno 2012

POESIE ED INTERVISTA A SOLE LUNA, vincitrice del concorso Libera Espressione

Il mio mondo
Sono morta tante volte
altrettante volte ho dovuto rinascere
per sollevare il passo dei miei errori
-sono tornata per restare.

Ti ho amato tante volte
ho amato meno me
altrettante volte ho odiato le distanze
e le attese assurde.

Ho tagliato i miei capelli
-ora, piangere non serve
ho distrutto i miei colori
-sapevo dov’eri quando mi dimenticavi.

Sono l’estensione di una vita di sogni
sono il limite del tramonto
là, dove il mare bacia il cielo
dove l’occhio non ha voce e si bagna assurdamente.

Vivo, in una bocca dove la lingua non ha più suono
e sorridono gli occhi se percepiscono la luce -il tuo abbaglio.
Sollevami, sono senza peso
l’ombra allungata dei passi stanchi, la porta socchiusa dei silenzi.

-So restare al mio posto
porto il peso delle croci e il loro centro
chiodi affilati intorno al cuore che ha palpiti delusi
-non si vuol fermare …

Sarò ancora cerchio
-dammi un altro bacio, come Giuda
parto dallo stesso punto dove arrivo
il principio e la fine che delimita il mio mondo





  1- Vincitrice del Premio Libera Espressione. Sensazioni ed emozioni?

La prima cosa che ho pensato è stata – non è possibile! Forse nemmeno in questo momento sono davvero consapevole di ciò ch’è successo, avevo in mente un altro vincitore.
Non io insomma!



2- Questa è la prima volta in cui potrai pubblicare le tue poesie o hai alle spalle precedenti pubblicazioni?

Ho pubblicato in un’antologia alla quale ho anche collaborato, questa è una cosa tutta mia, ne sono fiera e ringrazio dal profondo chi ha creduto in me.

3- Com'è la vita dei poeti nella realtà editoriale italiana?

Penso che la poesia sia una forma d’arte come la danza, la pittura, la musica … purtroppo ha bisogno d’essere amata, capita, è un mondo difficile, secondo me bisognerebbe riportarla anche tra i banchi di scuola, perché rappresenta un’alta forma di cultura, ha bisogno di essere sostenuta e non si deve permettere che si perda tra vaghi ricordi della storia. La poesia in Italia purtroppo non vanta grande considerazione e ciò si ripercuote anche sulla difficoltà editoriale.  Gli editori puntano poco sui poeti, preferiscono puntare sui racconti per una questione commerciale, senza nulla togliere agli scrittori: perché ognuno abbia un suo ruolo, si deve solo valorizzarlo, crederci e puntare in modo convinto e ostinato anche sui poeti che sono tantissimi e ce ne sono alcuni davvero eccezionali che restano in ombra.

4- Ti aspetta una nuova avventura. Parlaci della tua silloge.

La mia silloge, è una raccolta d’emozioni, di sensazioni, di sogni, è un discorso diretto con l’amore, col cuore della gente … quando scrivo mi estraneo, solitamente lo faccio di notte no nel silenzio ma, immersa nelle note di violini, pianoforti o arpe, la musica mi aiuta a descrivere i pensieri, profondi e intimi che cerco con forza di trasferire nelle parole che sono il tramite, per raggiungere le anime.

5- Tre parole per descrivere Sole Luna?

Credo basti una sola parola in effetti per descrivermi, è -vera.


venerdì 8 giugno 2012

RECENSIONE DI "Scrivere in una notte d'inverno" di Antonella Senese
















A partire dalla prefazione l'autrice mostra il suo essere al lettore descrivendosi come una persona malinconica e  insicura nel mostrarsi per la sua vera natura, spesso sofferente e silenziosa, che tramite la scrittura trova il giusto spazio nel mondo e lo sfogo personale.
"Scrivere in una notte d'inverno" è per me già un titolo esplicativo, vicino inoltre alla mia personalità: una raccolta di poesie venute al mondo con stili differenti, dai versi liberi che assomigliano a un reale flusso di pensieri ai versi rimati che mi hanno trasmesso l'emozione di una canzone.
Come spesso ho ripetuto per me le poesie acquisiscono significati differenti in base alle emozioni trasmesse. L'autore scrive poesie per trasmettere una propria sensazione o pensiero e non sempre questo è lo stesso che arriva al lettore: un desiderio, se non una necessità, immenso di essere compresa al di là degli schemi e degli stereotipi; una volontà smisurata di essere guardata negli occhi ed essere recepita senza bisogno di spiegazione alcuna; un bisogno incalcolabile di un porto sicuro dopo una vita di insicurezze troppo cresciute per essere spazzate via.

Questo è stato per me "Scrivere in una notte d'inverno" di Antonella Senese.

venerdì 4 maggio 2012

CONIUGAZIONE SINGOLARE di Meth Sambiase

Bisogna essere vergini nell'avvicinarsi alla poesia. Bisogna essere candidi e vestiti di bianco per non sciuparla, rovinarla.
Così le parole, le mie, andranno forse ad intaccare una raccolta poetica sublime.

La poesia non può essere scritta da chiunque ma può essere letta e assaporata da tutti.

Componimenti in versi liberi, suddivisi principalmente in due parti: la prima di introspezione e la seconda di visione degli "altri". Una visione di se stessa tormentata e consapevole, con una capacità a volte dolorosa nel sapersi guardare dentro; passionale e cruenta, nel saper donare non solo il proprio corpo al dio amante. Una visione del "resto", del mondo esterno, disillusa e per questo incredibilmente reale nella narrazione degli angoli più bui dell'umanità, in cui si è persa ogni minima sacralità.

Un richiamo, continuo, alla Madre Terra, alla natura, intesa come primordialità, sia essa acqua o sia essa tra i seni di una madre. Una ricerca accurata nell'uso delle parole, nei riferimenti e nei richiami ad una storia precedente, lontana ormai da molti di noi. Un susseguirsi di parole che, talvolta leggiadre talvolta pesanti, sotto i nostri occhi si trasformano in forma.

Una conclusione, in dedica, al padre.

Questa è Poesia.

La silloge ha vinto il premio "La Vela D'Oro 2011" nell'ambito del Festival "Woman in art" vincendo così la pubblicazione.


mercoledì 25 aprile 2012

INTERVISTA A ELISABETTA BAGLI autrice di "Voce"




1.      Elisabetta Bagli. Scrittrice e poetessa. Cosa si nasconde dietro a ciò?

Buongiorno. Bella domanda, cosa si nasconde? Posso dirti che, in realtà, Elisabetta Bagli non nasce né scrittrice né poetessa, ma entra nella vita sociale come commercialista. Difatti sono laureata in Economia e Commercio all’Università “La Sapienza” di Roma. E, pur essendo considerate materie umanistiche Diritto ed Economia non posso considerarsi alla stessa stregua di Lettere e Filosofia per quanto concerne la Letteratura e la Poesia. Il mio percorso di vita fino al 2009 è stato completamente un altro e nella mia vita, tutto mi sarei immaginata tranne che diventare scrittrice. Sono una divoratrice di libri, classici, contemporanei e moderni. Ma devo ammettere che non ho amato leggere da sempre, così come non ho scritto da sempre, neanche un mio piccolo pensiero sul diario. La mia crescita, il mio impulso poetico l’ho sentito molto più tardi. Ho iniziato a leggere sul serio alle scuole superiori perché, strano a dirsi, la mia bestia nera era proprio l’italiano. Per me, abituata sempre a prendere voti alti in tutte le materie era intollerabile prendere un cinque nei temi di italiano. La mia professoressa del biennio di Ragioneria per aiutarmi, diceva lei,  mi “costrinse” a leggere tre libri al mese per poter sopperire alle mie mancanze linguistiche. All’epoca la odiavo. Non capivo il motivo per il quale ero costretta a leggere libri di autori del calibro di Brecht, Kafka, Mann, Pavese, Calvino, Levi e altri contemporanei, libri senz’altro splendidi, ma difficili da leggere per una ragazza di quattordici anni come me che aveva vissuto fino ad allora in un mondo ovattato. Eppure, vedevo che leggendo mi si apriva la mente, sentivo che la lettura influiva positivamente nel mio modo di vedere le cose, nel mio modo di pormi innanzi alla vita e mi faceva riflettere su aspetti del tutto nuovi e sui quali mai prima di allora mi ero soffermata . Alla fine questi libri mi piacquero così tanto che feci una richiesta specifica ai miei genitori per il mio compleanno: desideravo la collana dei classici De Agostini che all’epoca si pubblicizzava in TV e si vendeva all’edicola. Certo, fino all’adolescenza avevo letto i classici per ragazzi, anche se non ero mai stata troppo appassionata di Salgari e della Alcott. Mi piaceva Wilde con il suo “The Canterville Ghost” e il mio amore per lui è proseguito ed è andato in crescendo, fino ai nostri giorni. Ma non avevo predilezione né per il genere di avventura né per quello fantastico, tipici dei libri per quell’età. Con la letteratura adulta, mi si è aperto un mondo infinito davanti ai miei occhi. Leggere Proust, Tolstoj, Pirandello e il Wilde del “Ritratto di Dorian Gray” e de “De profundis” è stata una gradiosa ed entusiasmante avventura.
Ho desiderato essere i personaggi descritti nei loro libri e avrei desiderato che tutti fossero usciti dalla mia penna. Ma poco a poco ho accantonato questo desiderio e ho seguito la via che credevo fosse quella disegnata per me e ho intrapreso gli studi economici. Me ne sono ricordata quando stavo scrivendo la tesi di laurea, ovvero, quando un mio amico, al quale chiedevo consigli, mi disse “tu puoi scrivere qualcosa per te, perché non lo fai, invece di esprimerti attraverso le poesie e le parole degli altri?” E così sono nata Elisabetta Bagli, scrittrice e poetessa.

2.       “Voce” è la tua prima silloge poetica. Come mai questo titolo?

Il titolo nasce dal fatto che la mia voce interna non era mai stata ascoltata da nessun altro eccetto che da me e ho sentito che potevo, anzi che dovevo farla ascoltare anche agli altri tramite la scrittura delle mie poesie. Avevo molto da dire e sento che ho ancora molto da dire. La mia “Voce”, come ho descritto nella poesia che dà il titolo alla silloge è come un fiume sotterraneo e silenzioso che ha scavato a lungo dentro di me e poi è venuto fuori all’improvviso per una sfida raccolta con lo stesso amico, che mi esortava a tentare nella scrittura dicendomi sempre “tu puoi”. Ecco com’è nata “Voce”. E la poesia perché è un genere immediato e si può dar voce ai propri sentimenti in un istante, proprio come faceva Emily Dickinson, poetessa a cui mi ispiro e come hanno fatto i miei amati Keats, Byron, Baudelaire, D’Annunzio e gli ermetici.

3.      In “Chi sono?” parli della tua vita come di un gioco di luci e d’ombre. Sono le luci a sovrastare le ombre o le ombre a surclassare le luci?

Le ombre sicuramente ci sono e sono presenti nell’arco di tutta la mia vita, ma ho molte più luci, molte più presenze ed eventi che hanno reso positiva la mia vita che sovrastano decisamente le mie ombre. Anche se non potrei mai percepire l’intensità di queste luci se non ci fossero le ombre a contrastarle.

4.      Spesso nei tuoi componimenti ritorna il colore bianco. Un colore che solitamente io associo ad una calma interiore, ma per te sembra essere quasi negativo ed infatti tendi a colorarlo. Perché?

E’ vero, spesso mi è stato fatto notare la prevalenza del bianco nelle mie poesie. Io ho sempre amato il nero come colore, anzi per meglio dire, come la negazione dei colori, ma non perché sia caratterialmente una persona oscura. Anzi, forse proprio perché tutti coloro che mi conoscono mi dicono che sono una persona solare è probabile che nel mio incoscio abbia cercato di contrarrestare questa solarità con il nero, quasi a difendere qualcosa che poteva, un giorno, rivolgersi contro di me. Un essere solare e cristallino si espone al mondo molto di più di uno oscuro e cupo ed è propenso a essere ferito. Il bianco rappresenta il mio silenzio durato tutti questi anni prima che uscisse la mia “Voce”, il bianco rappresenta la tela di un pittore, un foglio sul quale scrivere e magari colorare. Con due figli è difficile mantenere la propria vita Bianca o Nera, è assolutamente necessario colorarla e cercare le sfumature di colore che più si adattano agli umori delle giornate per poter andare avanti con serenità. “Di che colore sei oggi, Elisabetta?” E’ una domanda che mi pongo ogni giorno.

5.      In questa raccolta tratti anche il tema della bulimia, apertamente direi visto che intitoli così proprio un componimento, e credo sia anche un modo adatto a sfatare quello che è quasi un tabù riguardo ad alcune malattie. Descrivi la bulimia come un “volevo essere magra, volevo essere amata” ma può ancora essere definita la malattia di chi non ha amore?

Per me è stata una malattia del “non avere amore”. Io mi sentivo grassa, goffa e brutta e mi rendevo conto che nessuno mi voleva per quello “status” che, alla fine, si è rivelato più mentale che fisico. Difatti, la prima persona che non si amava e non si accettava per quello che era, ero proprio io. Bisognava cambiare il “cip” per potermi accettare e questo “cip” mi cambiò parlandone e discutendone con i miei amici e quando incontrai mio marito. Ora la bulimia esiste in quanto ai modelli sociali che ci vengono imposti da riviste e TV di donne straordinarie solo se straordinariamente belle e magre. Nella bulimia come nell’anoressia, penso che alla base ci sia sempre la non completa accettazione di se stessi. E quindi del “non amore” verso se stessi.

6.      In “Il vestito” termini il componimento parlando di qualcuno che ti conosce realmente, profondamente, e che ti salva da te stessa e forse dalla tua parte negativa. Parlacene.

Tutto deriva dal fatto che la maggior parte delle persone, a volte, sente troppo stretti certi “vestiti” che ha indossato per proprio volere, come nel caso della poesia, anelando a toglierseli di dosso. Ma, vista l’impossibilità di farlo risulta preferibile annegare piuttosto che continuare a vivere. E l’incontro con quel qualcuno che le salva togliendole il vestito, senza paura di mostrarsi nuda agli occhi del suo salvatore è provvidenziale. Spesso, ho avuto questa sensazione nella vita, ma bisogna essere in grado di mettere i giusti pesi sulla bilancia per poter ritrovare un proprio equilibrio e continuare a vivere in serenità.

7.      Per concludere  indirizzi tre poesie alle tue terre, quella italiana, per la precisione romana, e quella d’azione, ovvero spagnola. Io non sono mai stata in Spagna e mi sono chiesta: “Il mare a Santander è davvero nero o è lei che lo percepisce così?”

Il mare della poesia “I fuochi di Santander” è nero perché sono i fuochi e noi tutti che eravamo lì a guardarli a rischiarare la notte. Tali luci rendevano più cupo e scuro il mare di Santander, l’Oceano Atlantico, immenso e meraviglioso. Dovresti andarci, anche se ti consiglio di farti un bagno sempre con una muta perché l’acqua è gelata!

8.      I tuoi progetti presenti e futuri e un consiglio a tutti i poeti.

Un mio progetto presente a breve termine è la prossima uscita di “Voz”. Il mio libro “Voce” è già stato tradotto in spagnolo e sarà pubblicato qui in Spagna, in versione bilingue, per la piccola editoriale Booklane per la quale lavoro come traduttrice e come insegnante di italiano nella sua Accademia di lingue. Continuo a scrivere poesie, vorrei raccogliere i miei racconti brevi con i quali partecipai a www.blusubianco.it, terminare i miei libri iniziati e mai finiti... Vorrei consigliare ai poeti di continuare a scrivere sempre, in ogni luogo e in ogni tempo. Penso che solo assecondando l’ispirazione di può riuscire a trasmettere veramente se stessi, a cogliere l’attimo della nostra vera essenza. Non per niente il mio film preferito è “L’attimo fuggente” (Dead Poets Society) e Carpe Diem si è convertito nel mio stile di vita. Almeno ci provo.


venerdì 20 aprile 2012

RECENSIONE "VOCE" di Elisabetta Bagli

Silloge poetica, breve ma intensa, principalmente suddivisa nelle tre sezioni "vita", "amare" e "sguardi" ma che varia amabilmente in diversi argomenti trattati: dalla maternità alla bulimia, dall'amore per la terra natale alla passione carnale. Insomma, un'ottima combinazione per quello che è il primo lavoro poetico di quest'autrice che ha desiderato intitolare "Voce" la sua opera,  proprio a sottolineare la sua analisi introspettiva e la volontà di mostrarsi al pubblico.




Come ho spesso ricordato nelle mie recensioni su sillogi poetiche, la poesia è un genere a sé stante perchè viene recepita dai vari lettori in maniera differente, in base alla sensibilità di ognuno. Per me "Voce" è allora una candida carezza di realtà, è un amore vissuto anche con la dovuta asprezza, è la lotta di un'umanità che ha mostrato il sorriso nell'amarezza.  O semplicemente ho percepito in "Voce" molta più malinconia di quella che la stessa autrice voleva proporre; o semplicemente intravisto negli occhi di "Voce" una commozione trattenuta, quasi a non volerla lasciare andare, e un sorriso prestato ad ogni situazione ma non per questo meno reale.
Ma la poesia non sta solo in ciò che si scrive, bensì in ciò che si prova scrivendola e leggendola.



"Sento la neve scendere su di me,
fredda, impassibile, lontana.
La sento sciogliersi nelle mie mani vive
che non conoscono più te."

venerdì 23 marzo 2012

PICCOLE STORIE INDACO di Paolo Amoruso


(seguirà recensione)



PAROLE DELL'AUTORE:

"Piccole Storie Indaco" è una raccolta poetica "speciale" poichè riesce a differenziarsi da molte altre. E' un libro dolce e violento al tempo stesso. In primis è la testimonianza di un periodo critico e difficile, vissuto durante la crescita adolescenziale. In secondo luogo è un omaggio e ringraziamento nei confronti di una grande poetessa, Alda Merini, alla quale il libro è dedicato. Ad Alda Merini perchè attraverso lei ho scoperto la forza e l'energia radiosa delle parole e delle emozioni scritte, quindi della Poesia. 
Piccole Storie Indaco ha l'obbiettivo di trasmettere speranza e libertà, voglia infinita di vivere, e voglia di realizzare le proprie chimere, trasmettendo agli altri benefici ed entusiasmo sorprendente.  

mercoledì 21 marzo 2012

INTERVISTA AD ANDREA LEONELLI







1. Andrea, poeta. Raccontati.

Andrea, ok. Poeta, parliamone… io provo a scrivere cose che sembrino poesie e apparentemente alle persone che le leggono piacciono, ma da qua a dire che sono un poeta, ce ne corre
Che dire di me: sono una persona immagino tormentata, ma mi tormento da solo, con le mie colpe, incertezze, coi miei dubbi. Coi miei vorrei e le paure.  Vivo sull’orlo del mio rasoio, e ogni tanto mi diverto anche a scuoterlo.
Sono un clown mancato, di quelli che ridono fuori e piangono dentro, mi mancano la parrucca e il naso, per il resto lo spirito c’è.
In compagnia sto volentieri e scherzo molto più che con piacere, tanto che a volte divento pesante perché esagero.
Quando scrivo mi ribalto, la parte nera cupa e triste, distruttiva tende a prendere il sopravvento e le mie “creature” sono quelle che potete leggere in giro… Sono cupe fosche e disperate, funeree. Dolorosamente intense. Gotiche.
Amo leggere, le persone intelligenti, i cibi saporiti, stare in casa, tenere i contatti via rete, promuovere scrittori emergenti e chiacchierare amichevolmente. Mi piace il mio lavoro anche se mi fa dannare e mi fa porre interrogativi (senza aver risposta). Mi piace la birra, mi piaceva fumare ma ho dovuto smettere, nonostante tutto sogno di fumare quasi tutte le notti e mi aspetto di svegliarmi in una camera piena di fumo e sensi di colpa (pure nel sogno).

2. La poesia è spesso vista come qualcosa di passato, ma il passato può tornare in auge o la poesia è costretta a modificarsi?

Domandone…
Secondo me tutto si evolve, e si deve evolvere. Come si evolve la lingua intesa come modo e mezzo di comunicazione, anche le espressioni artistiche devono modificarsi in funzione di questi mutamenti. La poesia si deve, e si è, modificata. Ci sono stati rivoluzionari del linguaggio poetico, evoluzionisti del verso. Gente ispirata che ha fatto cambiare rotta a una barca diciamo condannata a infrangersi sugli scogli. La poesia è in crisi, gli estimatori sono una nicchia, una minoranza.
Soprattutto la poesia è individuale. Per chi la scrive e per chi la legge. E non sempre si trovano d’accordo. Ognuno ha le proprie idee e i propri gusti e questo assicura una “biodiversità letteraria”

3. La tua prima opera "La selezione colpevole" è una silloge poetica cupa e dolorosa. Eppure vissuta con estrema consapevolezza. Descrivila ai lettori.

Un bel librettino con copertina nera, scritte rosse e ben due immagini una davanti e una dietro…
A parte gli scherzi, dentro c’è un distillato, una selezione appunto, delle strizzature della mia anima, del mio essere del momento in cui ho scritto ciò che sentivo. Ci ho messo dentro disperazione, tristezza, sogni e incubi. Desideri frustrati. No, non era un bel momento, ma anche se lo fosse stato quando scrivo difficilmente escono cose allegre.

4. Quali difficoltà può riscontrare un poeta nell'editoria moderna?

Gli stessi degli altri emergenti, tutti e anche qualcuno di più. Ora la poesia “non tira”, adesso vanno l’urban fantasy, il paranormal romance e il romanzo storico anche se già un po’ in declino. Vendono vampiri, licantropi e altre creature magiche. La gente ha bisogno di staccarsi dalla realtà e cosa meglio che sognare di farsi trasformare in un superessere immortale e succhiasangue o licantropico da una creatura come minimo bellissima, potente e affascinante, ah dimenticavo, praticamente immortale e innamorato follemente. Cribbio, lo vorrei anche io! Farmi mordicchiare da una affascinante lupa o da una pallida e mortalmente flessuosa vampira. Ma scherziamo? Altro che poesia, una bella fuga dalla realtà! Questo chiedono i lettori oggi, non troppo impegno che già è impegnativa la vita. E ripeto anche io amo le storie di vampiri et similia. Ci fuggo dal reale anche io, ma non le so scrivere e mi limito a mettere dei versi insieme.
Trovare un editore gratuito e che creda in te è una sfida più grossa dello scrivere un bel libro.
Trovarne uno con distribuzione e promozione forse in un libro di “paranormal writing”
Per fortuna ora ci sono i tipi di http://Evolutivepress.jimdo.com che aiutano gli emergenti ci fossero stati quando ho iniziato io…

5. Pregi e difetti della tua opera.

Pregi non so, forse l’intensità, il fatto di puntare direttamente all’obbiettivo senza tanti giri di parole e con molti molti pochi fronzoli…
Difetti: è un POD (print on demand) tutto fatto da me, ovvero editing, impaginazione, ritocchi, correzioni tutto in autonomia. Quanto c’è di buono è merito mio quanto è non buono è sempre colpa mia. non ho scuse da accampare ne’ colpe da addossare.
Posso però dire che a me  ha dato una gran soddisfazione. E anche le leggere le molte recensioni mi ha fatto immenso piacere.

6. Quali sono i tuoi progetti futuri? E' in uscita il tuo nuovo lavoro?

Il mio nuovo progetto, l’ultimo e più recente lavoro per ora è “Consumando i giorni con sguardi diversi” edito da EEE (http://www.edizioniesordienti.com) e uscito pochi giorni fa. Attualmente solo in ebook, valuterò poi l’opportunità di cartaceizzarlo, io amo l’elettronico ma cedo al fascino dello stampato.
Poi lavoro come ho detto assieme a http://Evolutivepress.jimdo.com per promuovere altri autori emergenti anche tamite il mio blog “Opinions on books” (http://aleonelli.blogspot.com).







mercoledì 25 gennaio 2012

SCHEDA GEMELLA DI "GOCCE DI MERCURIO" DI Bonaccorso

Adriana = rosso
Andrea = blu






1.Cosa ti è piaciuto di più? 
L’alternanza si componimenti più nobili e altri più popolari.
L'atmosfera dolorosa che si respira leggendola e l'intensità ei componimenti.


2.Cosa ti è piaciuto meno?

L’ermetismo a tratti eccessivi, per gusto personale.
La scarsità di composizioni.


3.Punti di forza?
Componimenti brevi e ben ritmati che non disperdono il gusto della lirica.
Il giusto equilibrio tra intensità del contenuto e ritmo della composizione.


4.Punti deboli?

Riconducibili al punto due, sempre per gusto personale.
Limitata dal numero delle composizioni anche possibilità di giudizio.


5.Composizione o frase che ti è piaciuta di più?
"Perchè tutti i santi sono ormai morti, e tutti i morti sono sempre santi?". 


[...]Sogni gloriosi
e strazianti cicatrici
giacciono insieme
nello stesso cesto.[...]




6.Composizione che ti è piaciuta meno? 
“Un ciottolo rugoso
ruzzola bendato
lungo un declivio
esposto a mezzanotte.”


[...]L’anziana cameriera, distrattamente,
porta in tavola il servizio delle feste.[...]




7.Descrivi l'opera in tre parole:
Veritiera, reminiscente, evocativa.
Cruda, intensa, vissuta


8.Perchè comprare e leggere questo libro o raccolta?
Per tornare a contatto con la lirica e la poesia, troppo spesso riconducibili
ad un mondo ormai lontano da noi sia nel tempo sia nel vissuto.

Per sentire, provare sensazioni intense, taglienti come rasoiate e dure come pugni.





martedì 17 gennaio 2012

GOCCE DI MERCURIO di Giuseppe Bonaccorso





Struggente malinconia, disagio esistenziale di chi, con progressivo disincanto, insegue i fantasmi del ricordo. 

Nessun abbandono idillico, gusto scabro della parola introdotta con un tocco quasi di trascuratezza. 
Eppure qualcosa si nasconde oltre l'amara constatazione e l'accettazione sgomenta del quotidiano: l'illusione di una presenza nel silenzio, l'effimera consolazione dell'abbraccio dei sampietrini, "...l'esplosione fugace del momento...". 

Le descrizioni particolareggiate del paesaggio, i ritmi marcati e violenti riescono a riempire i vuoti della solitudine meditativa e a comunicare, per quella ineffabile alchimia della poesia, tutto lo smarrimento dell'uomo che cerca "...tra vecchie cianfrusaglie abbandonate..." dove 

"...Sogni gloriosi 
e strazianti cicatrici 
giacciono insieme 
nello stesso cesto..."



RECENSIONE (a cura di Adriana Pasetto): Una silloge poetica sintetica e gustabile, a tratti ermetica e avvolta in metafore e similitudini. Adatta anche ad un occhio meno avvezzo alla lirica, eppure così in bilico continuo tra componimenti più popolari e altri più nobili. La poesia arriva, seppure mantenendo il suo significato, ad ogni lettore in maniera differente, in base alla propria interiorità e sensibilità, ed io vi navigo all'interno per quello che è il mio essere: un viaggio nel ricordo e nella malinconia che questo provoca spesso; un tuffo nel passato che annebbia i sensi e smuove corde come fossero di violino; un rincorsa verso una mano che vorremmo vedersi tendere a noi, ma che attendiamo invano; una vista di arcobaleno, di tinte pastello, che lungo la strada si nasconde ai nostri occhi per poi rimostrarsi nel suo splendore; una danza di sorrisi nel cielo, tra nuvole di candide lacrime. E, in tutto ciò, riflessioni più o meno crude, che toccano spesso l'Uomo: "Perchè tutti i santi sono ormai morti, e tutti i morti sono sempre santi?".
Una raccolta di poesie che porta l'essere a fare i conti con il passato e le sue verità.




BIOGRAFIA :Giuseppe Bonaccorso è nato a Caltagirone (CT) il 28 Gennaio 1979 e attualmente vive e lavora a Roma.
Il 18 Aprile 2005 ha conseguito la laurea V.O. in Ingegneria Elettronica (Indirizzo: Controlli Automatici) presso l’Università di Catania, discutendo una tesi dal titolo "Sviluppo di un ambiente per l'analisi di segnali Magneto-Elettro-Encefalografici: risultati innovativi".
Il 7 Maggio 2007 ha conseguito il Master di II livello in Ingegneria delle Pubbliche Amministrazioni presso l’Università di Roma “Tor Vergata”.
Attualmente, oltre a svolgere normali attività lavorative, spinge il timone dei suoi interessi verso una sana e proficua produzione narrativa e poetica.










sabato 7 gennaio 2012

LEPORIS in(canti) matrigni di Meth Sambiase


(Prefazione curata da Daniela Cattani Rusich)




(La lepre è un piccolo mammifero. 
Il suo cuore è superiore all'uno per cento del peso
 del corpo, 
ciò è notevole rispetto a tutti gli altri animali. 
Nessuna specie di lepre è mai stata addomesticata.)




Solo una gatta trasale e d'incanto
si trasforma in una lepre 
con le sue orme 
trapunta la strada
e sparisce non si sa dove.
(O.E.Mandel'stam)




RECENSIONE (a cura di Adriana Pasetto):

Una raccolta di componimenti, fresca, che ruota attorno alla figura della lepre, come allegoria. L'autrice, attraverso versi liberi, ci introduce all'interno di un mondo incantato, naturalistico, che sembra discostarsi violentemente dal mondo umano, quasi a volerlo rinnegare, a volersi fondere con lo spirito delle foreste. 

Come interpretare le poesie?. Spesso questa domanda mi è rimbalzata nella mente, vedendo i componimenti poetici come espressione indecifrabile di un'Io interiore. Eppure ciò che più ammiro nei poeti e nei loro versi è la loro capacità di smuovere, commuovere, emozionare e trasportare. Lasciandomi condurre dalla raccolta "Leporis", sono naufragata in una foresta incantata: ed ero albero, con radici talvolta forti, da scorticare, e con corteccia talvolta da restaurare; ed ero donna, che camminava a piedi nudi sulla Madre Terra e ne sentiva i battiti pulsare; ed ero animale a contatto col mondo umano e che dal mondo umano talvolta voleva scappare. "Leporis" è, per me, armonia e lotta, non solo tra natura e umanità, ma anche tra forza e fragilità: forse una guerra innata all'interno delle creature femminili. Un antitesi espressa fortemente tramite componimenti "primaverili" e "autunnali", nei quali Novembre non tanto è stagione morta quanto nostalgica. Ed infine, ciò che più ha colpito, attraverso i miei occhi, la mia emotività è stata un'esplicita volontà alla non resa, nonostante le angosce, e una calda sincerità nel volere scaldare con un abbraccio i cuori freddi che ancora non ne conoscono la potenza.






"Neppure la memoria
ha distanza
tutto può essere sognato."




BIOGRAFIA: Simonetta Sambiase, preferisce un altro nome, Meth.
Studi artistici ma a ridosso, c'è la passione della scrittura, e negli anni la mappatura delle tessere dello scrivere passa dalla redazione di radio locali fino ai settimanali femminili nazionali, con una vecchia tessera di giornalista pubblicista nel cassetto.
Ha vinto nel 2011 il Woman in Art, sezione poesia, presidente della giuria Milo De Angelis.
A marzo 2012, sarà pronto il libro con la raccolta vincitrice, e la prefazione della giuria del WIA.
Libri di poesie pubblicati, Tempo inaspettato e Una Clessidra di grazia, edizioni Rupe Mutevole.
A dicembre 2011, la plaquette Leporis (in)canti matrigni, edizioni Limina Mentis.
Una Clessidra di Grazia ha ottenuto il terzo posto del premio Leandro Polverini del 2011.
E' stata segnalate quest'anno al XIII premio San Vitale di Bologna e al II Premio Franco Fortini.
Varie partecipazioni in antologie, l'ultima è Fragmenta, della casa editrice Smasher, per il progetto di Ulteriora Mirari.
Tra le ultime partecipazioni, Le strade della Poesia III edizione (Guardia Lombardi) e Poesia a strappo (Crema).
Cura la pagina poetica ElegiaStella sul sito RainStars.net.
Tra le cose del passato, presenze in alcune antologie. In forma stampata, quelle di Poesiaérivoluzione, Aletti Editrice, Edizioni Rei e Samperi editore, quelle nel web, l'antologia erotica di Vir-Us.
Il suo blog di poesie e pensieri vaghi è su Io bloggo.







domenica 1 gennaio 2012

UN CAMMINO DI VERSI di Rosanna Priolo



"Ad un'amica 

Quante bugie 
eppure non sai farne a meno. 
Lo fai perché così facendo 
pensi di esser accettata dagli altri, 
o lo fai 
perché così ti convinci che mentendo 
sia più facile vivere 
in un paese dove la mentalità 
e i pregiudizi della gente 
la fanno da padroni?... 
Non riesco a capirti amica mia, 
capisco però che così facendo 
stai perdendo solo te stessa..."


BIOGRAFIA: Rosanna Priolo è nata a Reggio Calabria il 13 dicembre del 1986. Attualmente, dopo la laurea di primo livello, studia per la Magistrale in Biologia presso l'Università della Calabria. Una sua poesia è già apparsa sull'antologia "Dedicato a... Poesie per ricordare" (Aletti Editore). "Un cammino di versi" è la sua prima raccolta poetica.









venerdì 9 dicembre 2011

LA SELEZIONE COLPEVOLE di Andrea Leonelli


RACCOLTA DI POESIE

Un’anima in pena, alla ricerca di chissà cosa. Ma la spinta alla ricerca c’è, e la sua forza mi fa cambiare. I giorni si susseguono, altalenanti. Gli eventi avvengono cambiandomi di direzione, e guardo indietro puntando all’avanti. mi guardo dentro fissando fuori. La staticità cristallizza fossilizzando nell’eternità il nulla dentro, il cambiamento, l’evoluzione variano di secondo in secondo il mondo attorno a te, togliendoti stabilità e sicurezza, ma regalandoti nuovi punti di vista su tutte le cose anche quelle immutabili.


BIOGRAFIA:

40 anni, sposato 2 figli e 1 infarto senza effetti residui se non “dentro”; ha sempre letto, principalmente fantascienza di cui è anche collezionista e a periodi ha scritto per diletto personale.
Studia Scienze infermieristiche con il “vecchio ordinamento”, inizia a lavorare a 21 anni in settori eterogenei dell’assistenza, dalla medicinia alla psichiatria al pronto soccorso per poi approdare, ormai undici anni fa in Rianimazione, per la quale nutre oggi una specie di “tenera affezione”.
Esperienze di rianimazione in 3 ospedali diversi, talvolta attività di insegnamento.
Spesso contraddittorio, problematico, con una spiccata logorrea mentale, normalmente diplomatico, raramente perde completamente le staffe e poi se ne pente.
Ascolta un po’ di tutto riguardo la musica, prediligendo hard rock ed heavy metal.
Si pone domande, sempre, su tutto ma particolarmente, dato il lavoro, di carattere etico.
Ama la tecnologia e Internet.







RECENSIONE: 

Una raccolta moderna, poetica, a versi liberi, che ben si discostano da ciò che comunemente siamo abituati a chiamare "poesia", eppure ben più poetici di rime, endecasillabi e simili. Da leggere, d'un fiato o respirando a tratti, ma da gustare pienamente e totalmente: non sono un' assidua lettrice di poesie, ma in questa raccolta ho riscoperto e ritrovato quelle emozioni e sensazioni, che solo tramite l'arte poetica si possono esprimere. Certamente non una raccolta semplice di ancor più semplici componimenti, ma un ben nutrito e assorto, nonchè variegato, insieme di sensazioni e pensieri che diventano un tutt'uno con il lettore: il dolore, l'angoscia e le ferite dell'anima narrate non come una punizione della nostra quotidianità, quanto come una parte fondamentale della nostra vita e specialmente della nostra essenza. Ossimori che si rincorrono tra le parole, quasi a sottolineare i continui scontri e dissensi, in noi e nel mondo esterno. Un'opera che può travolgerti nella sua durezza, quand'anche nella sua brutale e carnale passione, con il corpo a diventare esclusivamente involucro di un mondo interiore, vissuto nella sua pienezza e anche con un non - velato masochismo. Un'opera capace di colpire lo stomaco del lettore e di trasportarlo in un mondo onirico/grottesco, grazie alla sua stessa, profonda, veridicità. Un'opera che insegna al lettore stesso la totale importanza del vivere, a proprio modo, ogni attimo di respiro, fosse anche l'ultimo o il più doloroso, in maniera onesta e sincera, prima di tutto verso se stessi e, in secondo luogo, anche verso gli altri, privandosi di quelle maschere, talvolta ipocrite, che l'uomo è abituato a portare.