dove l’occhio non ha voce e si bagna assurdamente.
Vivo, in una bocca dove la lingua non ha più suono
e sorridono gli occhi se percepiscono la luce -il tuo abbaglio.
Sollevami, sono senza peso
l’ombra allungata dei passi stanchi, la porta socchiusa dei silenzi.
-So restare al mio posto
porto il peso delle croci e il loro centro
chiodi affilati intorno al cuore che ha palpiti delusi
-non si vuol fermare …
Sarò ancora cerchio
-dammi un altro bacio, come Giuda
parto dallo stesso punto dove arrivo
il principio e la fine che delimita il mio mondo
1-Vincitrice del Premio
Libera Espressione. Sensazioni ed emozioni?
La prima cosa che ho pensato è
stata – non è possibile! Forse nemmeno in questo momento sono davvero
consapevole di ciò ch’è successo, avevo in mente un altro vincitore.
Non io insomma!
2- Questa è la prima volta
in cui potrai pubblicare le tue poesie o hai alle spalle precedenti
pubblicazioni?
Ho pubblicato in un’antologia alla quale
ho anche collaborato, questa è una cosa tutta mia, ne sono fiera e ringrazio
dal profondo chi ha creduto in me.
3- Com'è la vita dei poeti
nella realtà editoriale italiana?
Penso che la poesia sia
una forma d’arte come la danza, la pittura, la musica … purtroppo ha bisogno d’essere
amata, capita, è un mondo difficile, secondo me bisognerebbe riportarla anche
tra i banchi di scuola, perché rappresenta un’alta forma di cultura, ha bisogno
di essere sostenuta e non si deve permettere che si perda tra vaghi ricordi
della storia. La poesia in Italia purtroppo non vanta grande considerazione e
ciò si ripercuote anche sulla difficoltà editoriale. Gli editori puntano poco sui poeti,
preferiscono puntare sui racconti per una questione commerciale, senza nulla
togliere agli scrittori: perché ognuno abbia un suo ruolo, si deve solo
valorizzarlo, crederci e puntare in modo convinto e ostinato anche sui poeti
che sono tantissimi e ce ne sono alcuni davvero eccezionali che restano in
ombra.
4- Ti aspetta una nuova
avventura. Parlaci della tua silloge.
La mia silloge, è una
raccolta d’emozioni, di sensazioni, di sogni, è un discorso diretto con
l’amore, col cuore della gente … quando scrivo mi estraneo, solitamente lo
faccio di notte no nel silenzio ma, immersa nelle note di violini, pianoforti o
arpe, la musica mi aiuta a descrivere i pensieri, profondi e intimi che cerco
con forza di trasferire nelle parole che sono il tramite, per raggiungere le
anime.
5- Tre parole per
descrivere Sole Luna?
Credo basti una sola parola in effetti per descrivermi, è -vera.
1- Massimiliano Cara,autore di "9" edito dalla Sangel Edizioni, parlaci dell'uomo dietro lo scrittore.
E' un uomo che si è giocato parecchio, in nome di quel sogno. Anche controvoglia, ma c'era sempre un evento, un qualcosa che lo riportava nella strada del sogno. Anche eventi vissuti non bene.
2- Descrivi la tua opera in tre parole.
Perturbante, disturbante e onirica.
3- Ho letto ovviamente il tuo libro e so anche che ad ora è piuttosto venduto. Da lettrice onnivora e quindi difficilmente impressionabile ammetto di essere rimasta colpita. E' tutto merito della tua fantasia ed originalità o ti sei ispirato a qualcosa o a qualcuno?
Adriana, grazie per il complimento. Domanda non facile. Allora il romanzo, per chì apprezza, libri o film di questo genere porta in territorio del classico onirico noir. Materia che mi affascina e mi attrae. Tutto poi filtrato dal e nel mio mondo interiore: il treno trovo che sia una fonte inesauribile di vitalità, anche quando tratta la morte.
4- I tuoi scrittori preferiti o il libro che per te non ha eguali.
Dostoevskij , Marquez. I saggi di Hillman. Il maestro e Margherita. Ma molti altri, come King.
5- Scrittori emergenti e difficoltà nel trovare spazio nell'immenso mondo dell'editoria. Raccontaci la tua esperienza, come sei arrivato a pubblicare la tua opera?
Ho pubblicato la mia opere dopo tanti tentativi. Nel sogno di far uscire il romanzo per una grande casa editrice poi media e poi piccola. La fregatura di un agente letterario non all'altezza. Le assurdità della case editrici a pagamento. Insomma un cammino simile a molti altri autori.
6- Affidandomi al tuo estro ti chiedo secondo te quale potrebbe essere una nuova idea per promuovere il proprio libro.
Grazie per la fiducia, ma non credo d'essere un grande in questo. Credo che i modi migliori siano i classici, un buon libro e una casa editrice che ci sa fare.
7- Salutaci con una frase o una parte del tuo romanzo.
Le scale che ti affanni a scendere e salire sono i lacci delle tue antiche illusioni, di Nerval.
1.Stella Ada Rossetti, autrice de “Il quaderno dei
ricordi” e blogger. Recentemente hai dato anche vita ad una trasmissione radio.
Parlaci di questa tua idea.
Ciao, innanzitutto grazie della opportunità
che mi hai concesso di parlare di me e del magazine che ho lanciato un mese fa
a cui ho dato il nome di Stella Magazine. Da emergente nell’arco di qualche
mese ho capito che se io da scrittrice non mi sarei fatta venire in testa una
idea per farmi conoscere non sarei andata da nessuna parte. Il magazine nasce
però anche perché da grafica pubblicitaria mi permette di continuare a
utilizzare professionalmente i programmi gi grafica che mi hanno accompagnata
durante l’adolescenza. Stella perché è così che io mi chiamo. E’ vero anche che
ho deciso di fondare una stazione radio sul web che va in onda una sola volta a
settimana. Il motivo è semplice, io amo mettermi sempre alla prova con nuove e
difficili sfide. Questa per me è difficilissima perché in questo modo potrò
sconfiggere il mio più grande difetto. La timidezza.
2.Sul tuo blog (http://magazinestellaadarossetti.blogspot.it/)
, che personalmente trovo molto giovane e fresco, si nota la tua volontà di
lanciarti in nuove esperienze, lasciando anche spazio ad altri autori e autrici
emergenti. Secondo te, quali difficoltà si trovano in quest’ambiente?
Emergente uguale sconosciuto. Questa è la vera
e unica difficoltà che noi giovani autori ci troviamo a far fronte tutti i
giorni. Per farci conoscere dobbiamo essere disposti a tutto e la cosa più
difficile da fare è cominciare ma soprattutto trovare un team qualificato che
non si tiri indietro mai e che abbia voglia di lavorare sodo.
3.Molti scrittori emergenti si dedicano poi a
blog, siti e riviste. Parlaci della tua passione per la scrittura e delle tue
idee riguardo alle promozioni possibili.
Devi sapere che a differenza di molte altre
riviste, Stella magazine è completamente gratuita. Adesso ti racconto la vera
ragione che mi ha spinto a crearla. Una mattina aprendo la mia posta
elettronica ho letto una e-mail da parte di un autore che mi invitava a
visionare la sua rivista online che poteva essere scaricata gratuitamente
online. Inoltre, mi chiedeva che se avessi desiderato un articolo che parlasse
di me e del mio libro avrei dovuto pagare una specifica somma di denaro. Io,
non riuscivo a capacitarmene perché non ritengo giusto che si paghi per un
servizio del genere vista poi la diffusione del file. GRATIS viene letta e quindi GRATIS
dovrebbe essere per chiunque voglia comparire su un magazine. La rivista
mi sta aiutando a farmi conoscere, questo è il mio unico e reale obiettivo.
4.Tornando a parlare del tuo libro, descrivici in
tre parole il tuo manoscritto “Il quaderno dei ricordi”.
Questa è la domanda più difficile che mi
sia stata fatta fino ad oggi in riguardo al mio libro. Tre parole? (
commovente, passionale e istruttivo )
5.Personalmente credo che uno scrittore, o colui
che sogna d’esserlo, debba anche conoscere un suo limite, sia nello stile sia nel
genere. Come potresti elencare pregi e difetti della tua opera?
Io sono sempre stata molto sincera, quindi conosco tutti i miei limiti. Il primo
in assoluto è che purtroppo so perfettamente che la grammatica lascia un po’ a
desiderare però a questo compensa la mia fantasia ma soprattutto il coraggio
nel saperlo accettare e anche il fatto che la casa editrice non abbia corretto
neanche uno degli errori che io gli ho segnalato. Un altro difetto forse è che
mi sono lasciata prendere un po’ la mano ed è per questo che molti credono che
la storia che ho raccontato sia autobiografica. Non credo invece che io da
autrice del romanzo abbia il diritto di elencare i pregi della mia opera perché
è il compito che spetta a chi lo legge perché io sarei di parte e quindi lo
lascio fare ai lettori.
6.Cosa vorresti ancora migliorare nella tua
rivista e nelle tue trasmissioni radiofoniche? Lascia ai lettori tutti i link
in cui è possibile seguirti.
Voglio migliorare tante di quelle cose che
tu non puoi neanche immaginare. Tante idee mi passano per la testa che ho
intenzione di sviluppare, una delle tante però è la grafica del blog, del
canale youtube e del forum ufficiale della rivista.
1.Elisabetta Bagli. Scrittrice e poetessa. Cosa si nasconde dietro a
ciò?
Buongiorno. Bella domanda, cosa si nasconde? Posso
dirti che, in realtà, Elisabetta Bagli non nasce né scrittrice né poetessa, ma entra
nella vita sociale come commercialista. Difatti sono laureata in Economia e
Commercio all’Università “La Sapienza” di Roma. E, pur essendo considerate
materie umanistiche Diritto ed Economia non posso considerarsi alla stessa stregua
di Lettere e Filosofia per quanto concerne la Letteratura e la Poesia. Il mio
percorso di vita fino al 2009 è stato completamente un altro e nella mia vita,
tutto mi sarei immaginata tranne che diventare scrittrice. Sono una divoratrice
di libri, classici, contemporanei e moderni. Ma devo ammettere che non ho amato
leggere da sempre, così come non ho scritto da sempre, neanche un mio piccolo pensiero
sul diario. La mia crescita, il mio impulso poetico l’ho sentito molto più
tardi. Ho iniziato a leggere sul serio alle scuole superiori perché, strano a
dirsi, la mia bestia nera era proprio l’italiano. Per me, abituata sempre a
prendere voti alti in tutte le materie era intollerabile prendere un cinque nei
temi di italiano. La mia professoressa del biennio di Ragioneria per aiutarmi,
diceva lei,mi “costrinse” a leggere tre
libri al mese per poter sopperire alle mie mancanze linguistiche. All’epoca la
odiavo. Non capivo il motivo per il quale ero costretta a leggere libri di
autori del calibro di Brecht, Kafka, Mann, Pavese, Calvino, Levi e altri
contemporanei, libri senz’altro splendidi, ma difficili da leggere per una
ragazza di quattordici anni come me che aveva vissuto fino ad allora in un
mondo ovattato. Eppure, vedevo che leggendo mi si apriva la mente, sentivo che
la lettura influiva positivamente nel mio modo di vedere le cose, nel mio modo
di pormi innanzi alla vita e mi faceva riflettere su aspetti del tutto nuovi e
sui quali mai prima di allora mi ero soffermata . Alla fine questi libri mi
piacquero così tanto che feci una richiesta specifica ai miei genitori per il
mio compleanno: desideravo la collana dei classici De Agostini che all’epoca si
pubblicizzava in TV e si vendeva all’edicola. Certo, fino all’adolescenza avevo
letto i classici per ragazzi, anche se non ero mai stata troppo appassionata di
Salgari e della Alcott. Mi piaceva Wilde con il suo “The Canterville Ghost” e
il mio amore per lui è proseguito ed è andato in crescendo, fino ai nostri
giorni. Ma non avevo predilezione né per il genere di avventura né per quello fantastico,
tipici dei libri per quell’età. Con la letteratura adulta, mi si è aperto un
mondo infinito davanti ai miei occhi. Leggere Proust, Tolstoj, Pirandello e il
Wilde del “Ritratto di Dorian Gray” e de “De profundis” è stata una gradiosa ed
entusiasmante avventura.
Ho desiderato essere i personaggi descritti nei loro
libri e avrei desiderato che tutti fossero usciti dalla mia penna. Ma poco a
poco ho accantonato questo desiderio e ho seguito la via che credevo fosse
quella disegnata per me e ho intrapreso gli studi economici. Me ne sono ricordata
quando stavo scrivendo la tesi di laurea, ovvero, quando un mio amico, al quale
chiedevo consigli, mi disse “tu puoi scrivere qualcosa per te, perché non lo
fai, invece di esprimerti attraverso le poesie e le parole degli altri?” E così
sono nata Elisabetta Bagli, scrittrice e poetessa.
2. “Voce” è la tua prima silloge poetica. Come
mai questo titolo?
Il titolo nasce dal fatto che la mia
voce interna non era mai stata ascoltata da nessun altro eccetto che da me e ho
sentito che potevo, anzi che dovevo farla ascoltare anche agli altri tramite la
scrittura delle mie poesie. Avevo molto da dire e sento che ho ancora molto da
dire. La mia “Voce”, come ho descritto nella poesia che dà il titolo alla
silloge è come un fiume sotterraneo e silenzioso che ha scavato a lungo dentro
di me e poi è venuto fuori all’improvviso per una sfida raccolta con lo stesso
amico, che mi esortava a tentare nella scrittura dicendomi sempre “tu puoi”.
Ecco com’è nata “Voce”. E la poesia perché è un genere immediato e si può dar
voce ai propri sentimenti in un istante, proprio come faceva Emily Dickinson,
poetessa a cui mi ispiro e come hanno fatto i miei amati Keats, Byron,
Baudelaire, D’Annunzio e gli ermetici.
3.In
“Chi sono?” parli della tua vita come di un gioco di luci e d’ombre. Sono le
luci a sovrastare le ombre o le ombre a surclassare le luci?
Le ombre sicuramente ci sono e sono
presenti nell’arco di tutta la mia vita, ma ho molte più luci, molte più
presenze ed eventi che hanno reso positiva la mia vita che sovrastano decisamente
le mie ombre. Anche se non potrei mai percepire l’intensità di queste luci se
non ci fossero le ombre a contrastarle.
4.Spesso
nei tuoi componimenti ritorna il colore bianco. Un colore che solitamente io
associo ad una calma interiore, ma per te sembra essere quasi negativo ed
infatti tendi a colorarlo. Perché?
E’
vero, spesso mi è stato fatto notare la prevalenza del bianco nelle mie poesie.
Io ho sempre amato il nero come colore, anzi per meglio dire, come la negazione
dei colori, ma non perché sia caratterialmente una persona oscura. Anzi, forse
proprio perché tutti coloro che mi conoscono mi dicono che sono una persona
solare è probabile che nel mio incoscio abbia cercato di contrarrestare questa
solarità con il nero, quasi a difendere qualcosa che poteva, un giorno, rivolgersi
contro di me. Un essere solare e cristallino si espone al mondo molto di più di
uno oscuro e cupo ed è propenso a essere ferito. Il bianco rappresenta il mio
silenzio durato tutti questi anni prima che uscisse la mia “Voce”, il bianco rappresenta
la tela di un pittore, un foglio sul quale scrivere e magari colorare. Con due
figli è difficile mantenere la propria vita Bianca o Nera, è assolutamente
necessario colorarla e cercare le sfumature di colore che più si adattano agli
umori delle giornate per poter andare avanti con serenità. “Di che colore sei
oggi, Elisabetta?” E’ una domanda che mi pongo ogni giorno.
5.In
questa raccolta tratti anche il tema della bulimia, apertamente direi visto che
intitoli così proprio un componimento, e credo sia anche un modo adatto a
sfatare quello che è quasi un tabù riguardo ad alcune malattie. Descrivi la
bulimia come un “volevo essere magra, volevo essere amata” ma può ancora essere
definita la malattia di chi non ha amore?
Per me è stata una malattia del “non
avere amore”. Io mi sentivo grassa, goffa e brutta e mi rendevo conto che
nessuno mi voleva per quello “status” che, alla fine, si è rivelato più mentale
che fisico. Difatti, la prima persona che non si amava e non si accettava per
quello che era, ero proprio io. Bisognava cambiare il “cip” per potermi
accettare e questo “cip” mi cambiò parlandone e discutendone con i miei amici e
quando incontrai mio marito. Ora la bulimia esiste in quanto ai modelli sociali
che ci vengono imposti da riviste e TV di donne straordinarie solo se
straordinariamente belle e magre. Nella bulimia come nell’anoressia, penso che alla
base ci sia sempre la non completa accettazione di se stessi. E quindi del “non
amore” verso se stessi.
6.In
“Il vestito” termini il componimento parlando di qualcuno che ti conosce
realmente, profondamente, e che ti salva da te stessa e forse dalla tua parte
negativa. Parlacene.
Tutto deriva dal fatto che la maggior parte
delle persone, a volte, sente troppo stretti certi “vestiti” che ha indossato per
proprio volere, come nel caso della poesia, anelando a toglierseli di dosso. Ma,
vista l’impossibilità di farlo risulta preferibile annegare piuttosto che
continuare a vivere. E l’incontro con quel qualcuno che le salva togliendole il
vestito, senza paura di mostrarsi nuda agli occhi del suo salvatore è
provvidenziale. Spesso, ho avuto questa sensazione nella vita, ma bisogna
essere in grado di mettere i giusti pesi sulla bilancia per poter ritrovare un
proprio equilibrio e continuare a vivere in serenità.
7.Per
concludere indirizzi tre poesie alle tue
terre, quella italiana, per la precisione romana, e quella d’azione, ovvero
spagnola. Io non sono mai stata in Spagna e mi sono chiesta: “Il mare a
Santander è davvero nero o è lei che lo percepisce così?”
Il mare della poesia “I fuochi di
Santander” è nero perché sono i fuochi e noi tutti che eravamo lì a guardarli a
rischiarare la notte. Tali luci rendevano più cupo e scuro il mare di
Santander, l’Oceano Atlantico, immenso e meraviglioso. Dovresti andarci, anche
se ti consiglio di farti un bagno sempre con una muta perché l’acqua è gelata!
8.I
tuoi progetti presenti e futuri e un consiglio a tutti i poeti.
Un mio progetto presente a breve
termine è la prossima uscita di “Voz”. Il mio libro “Voce” è già stato tradotto
in spagnolo e sarà pubblicato qui in Spagna, in versione bilingue, per la
piccola editoriale Booklane per la quale lavoro come traduttrice e come insegnante
di italiano nella sua Accademia di lingue. Continuo a scrivere poesie, vorrei
raccogliere i miei racconti brevi con i quali partecipai a www.blusubianco.it,
terminare i miei libri iniziati e mai finiti... Vorrei consigliare ai poeti di
continuare a scrivere sempre, in ogni luogo e in ogni tempo. Penso che solo
assecondando l’ispirazione di può riuscire a trasmettere veramente se stessi, a
cogliere l’attimo della nostra vera essenza. Non per niente il mio film
preferito è “L’attimo fuggente” (Dead Poets Society) e Carpe Diem si è convertito nel mio stile di vita. Almeno ci provo.
1.
Chi è
Stefano Santarsiere? Ovvero chi c’è dietro lo scrittore?
Ho trentasette anni, provengo da un piccolo
paese della Basilicata ma vivo a Bologna dal 1993. La scrittura accompagna la
mia vita da una ventina d’anni. Rappresenta l’amore per il racconto, e la
curiosità verso l’esistenza e le molte facce – spesso nascoste - del mondo.
2.
“Ultimi
quaranta secondi della storia del mondo”, edito dalla Abel Books, viene
definito un thriller. Io, che ho avuto la fortuna di leggerlo al suo esordio,
ho sempre amato definirlo un giallo esoterico, nonostante non si possano
nascondere gli omicidi. Stefano come lo descrive?
E’ un romanzo corale, ambientato
nella Basilicata dei rituali religiosi, del folklore venato di paganesimo e dei
pozzi di petrolio. La storia inizia con l’omicidio del parroco di Santerio,
tranquilla comunità lucana, e l’evento innesca una spirale che sposta la
vicenda su un piano sempre più vasto, in un viaggio nei culti legati alle
madonne nere e alla Grande Madre. Si tratta però di un poliziesco, che pone al
centro i meccanismi dell’indagine e della ricerca di un colpevole, attraverso
il personaggio del commissario Antonio Sparagno.
3.
Ho
apprezzato personalmente l’ambientazione italiana, nel particolare lucana, del
tuo romanzo, forse perché troppo spesso siamo portati a leggere o scrivere di
ciò che c’è al di fuori dei confini nazionali. Come mai questa scelta?
I thriller e i noir affascinano per la loro
capacità di sondare gli aspetti più oscuri della psicologia umana e degli
ambienti sociali. Uno scrittore che intenda cimentarsi con questi generi
narrativi e voglia che l’ambientazione non sia soltanto un palcoscenico
artefatto per i suoi personaggi, deve scrivere di luoghi familiari. Nel mio
caso c’è forse un vantaggio in più: io provengo dalla Basilicata, un contesto
poco conosciuto e non molto frequentato dalla narrativa italiana, che per di
più si presta alle atmosfere intrise di spiritualità, folklore e mistero
presenti nel romanzo.
4.
Quest’opera
ha anche vinto il concorso Casa Sanremo Writers. Parlaci di questo premio e di questa
esperienza.
“Casa Sanremo Writers” è una
rassegna/concorso organizzata dalla casa editrice ‘Qulture’ nell’ambito degli
eventi a contorno del festival della canzone. Quest’anno si è svolta la seconda
edizione, e ho avuto la fortuna di vincere il primo premio con questo romanzo. Presentare
il libro in questa cornice è stata un’emozione fortissima, anche per il
contesto in cui si è tenuto l’evento: il Palafiori, tra giornalisti, cantanti e
addetti ai lavori.
5.
Il
tuo libro è stato pubblicato in versione e-book, ovvero digitale. Pensi sia
realmente la nuova frontiera dei libri, degli scrittori e dei lettori? Ad
esempio io stessa pur credendoci ho sempre pensato che il tuo manoscritto
sarebbe stato un ottimo cartaceo.
A mio avviso la questione va posta sul
piano contenuti. Un libro di qualità trova la sua strada in qualunque forma.
Indubbiamente gli ebook hanno tuttora limiti importanti, legati soprattutto
alla necessità del supporto di lettura, ma allo stesso tempo, se ben veicolati,
possono arrivare molto lontano. Credo
che per adesso la scelta migliore sia pubblicare in doppio formato. Proprio per Ultimi quaranta secondi vorrei puntare a questa soluzione. Vedremo!
6.
I
progetti di Stefano Santarsiere per il futuro?
Di certo voglio continuare a raccontare. E’
la mia chiave d’accesso al mondo (sto infatti lavorando a un nuovo romanzo –
qualcosa che riecheggia per alcuni aspetti Ultimi
quaranta secondi). E quanto alle aspettative, non ho altro desiderio che
migliorarmi.
1. Nadia Milone, autrice di “Angelo (in)desiderato” e?
Raccontati.
Sono una donna normalissima, una moglie e una mamma
innanzitutto. Sono una donna che ha passato, come tutti del resto, momenti
belli e momenti brutti nel corso della vita ma che é riuscita, per fortuna, a
rialzarsi dopo ogni caduta anche grazie a questa passione che mi ha permesso di
sfogare quello che avevo dentro. Prima di Angelo (in)desiderato ho
autopubblicato anche Una principessa senza favola, un libro che però, a dire la
verità, non mi ha dato troppe soddisfazioni. Una storia triste che rispecchia un
po' il mio stato d'animo di quel periodo.
2.Riassumi in tre parole il tuo libro ai lettori.
Direi amore, tenerezza e coraggio.
3.La protagonista femminile è Laura, bambina e poi anche
troppo velocemente donna. Descrivici il suo personaggio.
Laura é un'adolescente che si innamora, come spesso succede,
del compagno di classe. Direi che é una situazione abbastanza comune, fin
quando non si trova, però, a dover affrontare delle conseguenze difficili da
gestire per una ragazza di quell'età, come una gravidanza in un periodo della
vita in cui si dovrebbe pensare, solitamente, soltanto al divertimento e allo
studio. Laura, però, é anche una ragazza forte, che dimostra di avere una
maturità e una sensibilità grandissime, una ragazza che cresce in fretta per
amore della bambina che porta in grembo e che si assume tutte le responsabilità
del caso, anche a costo di dover crescere la sua bimba da sola.
4. La storia di Laura, ragazza che a diciotto anni rimane
incinta ma neanche per un momento pensa all’aborto. E’ la storia di una o la
storia di molte?
Io credo che, al giorno d'oggi, sia la storia di molte.
Infatti questo libro vuole essere proprio un messaggio di speranza per tutte le
adolescenti che si trovano in questa situazione, un incoraggiamento a non
mollare, a pensare che comunque dentro di loro sta crescendo un piccolo
miracolo e a non perdere mai la speranza.
5. Cosa rappresenta per te la scrittura e cosa ti ha spinto a
voler vedere pubblicata la tua opera?
La scrittura per me é stata un'àncora di salvezza in un
periodo particolarmente brutto della mia vita. Mi ci sono aggrappata per non
affondare. E' una passione che mi porto dietro fin dai tempi delle scuole ma
mai avrei pensato di pubblicare un libro. Ho deciso di autopubblicare Angelo
(in)desiderato perché per me, in quel periodo, era importante poter pensare di
essere riuscita a creare qualcosa di mio, senza l'aiuto di nessuno.
6.I tuoi progetti futuri?
A dire il vero non ho
grandi progetti per il futuro. Come sai, io non mi considero una scrittrice,
quindi non so se questa mia passione avrà un seguito oppure si fermerà qui. Mi
piacerebbe scrivere ancora, certo, e magari la prossima volta tentare di far
pubblicare il libro da una casa editrice, ma per ora rimane soltanto un bel
sogno, poi si vedrà...
7. Dove si può acquistare a la tua opera e dove possono
contattarti i lettori?
Angelo (in)desiderato é reperibile in formato cartaceo sul
sito ilmiolibro.it oppure lo si può ordinare presso una libreria La
Feltrinelli. Se qualcuno fosse interessato a contattarmi, mi può facilmente
trovare su facebook oppure all'indirizzo e-mail
unaprincipessasenzafavola@gmail.com.
Donna, scrittrice e mamma. Ho avuto la gioia di avere una figlia, che ora ha 19 anni.
Scrittrice, ma anche e soprattutto lettrice. Mi definisco una lettrice "compulsiva", leggo di tutto, appassionatamente. In ogni libro, anche in quello che mi è piaciuto di meno, traggo sempre qualcosa di positivo. Leggere per me è terapeutico, così come scrivere. Amo la natura, le discipline orientali e la meditazione, che negli anni mi hanno aiutata a gestire le emozioni e amo la solitudine, non la temo, mi piace stare da sola con me stessa.
2. Cosa rappresenta per te la scrittura?
Scrivere mi permette di entrare in contatto con la mia parte più profonda, di lasciar fluire le emozioni, siano esse positive o negative e prenderne coscienza. Con la scrittura entro nel mio mondo e riesco a esprimere ciò che sento in modo naturale e spontaneo.
3. Ho avuto l'onore e il piacere di leggere "L'odore della felicità" ed è innegabile che mi sia piaciuto. Un libro spesso duro ma reale, narrato con grande maestria. Puoi provare a descriverlo te?
Scrivere "L'odore della felicità" è stato un percorso lento e doloroso. Ho voluto raccontare la storia di Nina, una ragazza semplice nata in una famiglia problematica. Mi piace definirla un'antieroina, una personalità estremamente fragile che troppo presto verrà segnata dalla vita in modo drammatico, provocando in lei una ferita che non si rimarginerà mai. Una confessione, quella di Nina, alla propria madre. Nina rivela, di quel segreto doloroso, ogni momento angosciante: la violenza subita sulla strada, la violenza autoinflitta, quando sceglierà un percorso di vita estremo e amaro, fino al racconto della sua storia d'amore, sua e soltanto sua. Un amore squallido che la porterà a fare i conti con se stessa e con le proprie scelte. Nel libro ho cercato di affrontare, forse in maniera cruda ma reale, il tema della violenza sulle donne e le conseguenze che un abuso di natura sessuale può portare sull'equilibrio psicofisico e sulla propria autostima.
5. Dove è possibile acquistarlo e quali sono le tue speranze e i tuoi sogni riguardo questa pubblicazione?
Il mondo dell'editoria è molto complesso. Sono consapevole delle difficoltà, soprattutto per un autore emergente, quindi evito di sognare troppo. Mi ritengo già fortunata per essere riuscita a pubblicare senza alcun contributo e per questo ringrazio la EEE-Book e Piera Rossotti per aver avuto fiducia in me. Il libro è uscito, inizialmente, solo in formato eBook ed è presente pressochè in tutte le piattaforme editoriali (Ibs, Bol, Amazon, etc.). L'edizione cartacea è disponibile nel circuito DANAE (www.danaelibri.it).
6- Quali sono i tuoi progetti futuri?
In progetto c'è un secondo libro, nel quale affronterò nuovamente, ma in chiave diversa, il tema della violenza sulle donne, le lacerazioni e le profonde implicazioni psicologiche che inevitabilmente comporta un abuso, sia esso di natura fisica o psicologica.
Scrittrice e
madre, donna di casa, fiamma di quel focolare domestico che mi circonda. Ho da
poco compiuto quarantotto anni e se devo guardare indietro, vedendo ciò che ho
lasciato alle spalle, posso solo dire di essere soddisfatta di quello che ho e
di quanto ho ottenuto. Ho tutto quello che mi serve e la mia vita, in questo
particolare momento, è completa in molti dei suoi aspetti. Tuttavia, guardando
verso il futuro e verso ciò che mi attende, mi rendo conto di quanto ci sia
ancora da fare e di quante situazioni ancora posso vivere, godendomele appieno.
Forse quello spirito buddista che mi anima rende le mie giornate piene,
regalandomi la serenità di vivere nel presente, assaporando ciò che mi
appartiene, senza pensare a quello che potrei avere, ma che non ho.
2. Ho avuto la fortuna di leggere il tuo
romanzo “Scintilla Vitale”. Da dove nasce questa forte impronta Urban Fantasy?
Amo molto il
sovrannaturale in quasi tutte le sue forme, mi piace la pura essenza fantasy di
maestri quali la Bradley o Tolkien, ma ho anche apprezzato la natura realistica
della Hamilton piuttosto che della Rice. Unire la fantasia con quanto la vita
ci offre, penso che sia un connubio adatto per poter interpretare in chiave
“fantasiosa” la società che ci circonda, analizzandone i pregi e i difetti.
Riuscendo a vedere le situazioni da una prospettiva diversa. I miei “mostri”
possiedono caratteristiche molto umane, forse per via del fatto che, in qualche
modo, lo sono stati anche loro prima di diventare ciò che sono, oppure hanno
una qualche parentela con il mortale comune. E in un periodo come questo, in
cui sognare può essere l’unica valvola di sfogo in una realtà abbastanza
opprimente, leggere di vampiri, licantropi o elfi, potrebbe aiutare a superare
gli stati depressivi.
3. La protagonista del tuo libro è
fortemente caratterizzata dall’astio nei confronti del genere maschile a causa
di esperienze traumatiche. Eppure io per prima ho trovato in lei del
romanticismo. Sbaglio?
Carrie è una
ragazza profondamente timorosa del mondo che la circonda. Tutto quanto ha
vissuto è stato condito con la violenza e gli abusi. Il suo essere una
prostituta non è altro che un tentativo di sopravvivere, nell’unico modo che
conosce, in un mondo che potrebbe spezzarla con uno schiocco di dita. Ciò
nonostante, nonostante le delusioni e quel cinismo latente che pare
caratterizzarla sempre, in fondo al suo cuore un minuscolo germoglio di
speranza c’è. Quel sogno che ognuno di noi coltiva segretamente, al quale non
sa e non vuole rinunciare.
4. Pregi e difetti del tuo romanzo.
Direi che il
pregio maggiore sia la storia in sé, nuova sotto molti punti di vista e
particolare per gli spunti che offre, a partire proprio dalla protagonista, che
non è la sedicenne frustrata e un po’ sfigata e nemmeno la bellissima eroina di
turno, dotata di super poteri e di discendenze illustri che si svelano
all’inizio della storia. Forse il suo difetto maggiore è quell’iniziale
presunto terzetto, lei, il vampiro e il licantropo, che lo porta a essere
erroneamente simile ad altri testi.
Probabilmente ne avrà anche altri
di difetti, ma non riesco a essere un giudice così obiettivo, da riuscire a
identificarli tutti. Perdonatemi.
5. Qual è stato e qual è il tuo rapporto
verso e con la scrittura?
Liberatorio,
terapeutico e fonte di sorprese continue. Liberatorio perché sfogando sulla
carta i dubbi, le frustrazioni, le gioie e i dolori, automaticamente libero
dall’ansia il mio animo, lasciando che siano i protagonisti delle mie storie a
soffrirne. Credo che sia un atteggiamento un po’ sadico, ma sono altresì
convinta che loro più di tanto non ne risentano. Terapeutico proprio per i
motivi pocanzi citati. Trovare valvole di sfogo che ci liberino dalle ansie
quotidiane, lasciandoci quel senso di pace necessaria, può solo fare un gran
bene. Infine sorprendente. Intendo dire che le mie trame si sviluppano da sole,
il più delle volte. Spesso so a male pena il modo in cui una storia sta
iniziando e altrettanto spesso non so in che modo andrà a finire. I miei
personaggi interagiscono fra di loro, dialogando quasi senza alcun intervento
da parte mia, se non quello di mettere “nero su bianco”, quanto stanno dicendo
e quello che sta accadendo. Il resto è vissuto come dentro a una pellicola, con
me che, spettatore inerme, non posso fare altro che “sedermi” e godermi lo
spettacolo.
6. Il tuo primo romanzo è stato
pubblicato in e-book. Sarà davvero il futuro del libro o l’odore dei libri
possiede ancora fascino?
L’odore dei
libri ha un fascino innegabile e dubito seriamente che possa svanire nei secoli
a venire. Nulla può essere paragonato al profumo dell’inchiostro steso sopra la
carta trattata, così come nulla può avere un suono così melodioso, stuzzicante
e invitante, come il frusciare delle pagine. Tuttavia gli ebook saranno la
nuova frontiera letteraria del futuro e questo per tutta una serie di fattori
pratici. A partire da un trasporto più agevole, da costi più contenuti e dal
fatto che, andando in vacanza, non è più necessario dover scegliere fra i mille
titoli che vorremmo portare con noi, ma potremmo portare l’intera libreria. In
tutto questo, se proprio vogliamo, esiste anche un discorso ecologista, che
tende comunque a evitare un utilizzo indiscriminato della carta.
7. Progetti per il futuro? So che è
prossima l’uscita del tuo nuovo manoscritto.
È appena
uscito Il peccato di Rennahel, edito dalla Montecovello, questa volta sia in
formato digitale che cartaceo. La storia è abbastanza semplice e lineare, per
quanto tende poi a essere complessa nel suo svolgersi, per gli argomenti
trattati e i conflitti interiori che scatena nel protagonista. Rannahel è un
Signore degli Elfi, uno dei pochi fra la sua razza ad avere ancora una
discendenza pura e un sangue non contaminato da geni esterni. Il suo incontro
casuale con una giovane vampira, totalmente ignara delle proprie doti e del
proprio potenziale, metterà completamente a soqquadro la vita di Ren,
trasformandola in qualcosa del tutto inaspettato.
Ciao! Aspirante scrittrice e sognatrice di professione! Vivo
in un universo parallelo perché quello che vedo non mi piace un granché! Per
vivere però mi occupo di tutto quello che riguarda le fonti di energie rinnovabile,
dal fotovoltaico alla rigenerazione sino ad arrivare all’illuminazione a LED e
questo perché spero di riuscire a fare qualcosa per lasciare anche solo un
centimetro di mondo migliore a mio figlio un domani!
2. La protagonista del tuo romanzo si chiama Giulia. Quanta Raffaella c’è in
lei?
Sì, la protagonista di 13 maggio si chiama Giulia che a mio avviso è un
nome solare e allegro! Se dicessi che Giulia è Raffaella e viceversa non
mentirei, sono simili negli atteggiamenti, nei pensieri e nell’affrontare il
quotidiano
3. Da quanto scrivi o da dove arriva l’ispirazione di scrivere un libro?
Scrivo da sempre, da quando sono in grado di farlo. Parlare
di cose serie, di argomenti intimi mi è sempre risultato complesso, per cui
scrivo. Scrivo anche solo per capire e mettere ordine ai pensieri. Sino a cinque anni fa però non mi aveva mai neppure sfiorata
l’idea di cimentarmi in un romanzo. Poi è accaduto qualcosa nella mia
quotidianità che ha stravolto tutto, ricordi, passato e presente non erano più quelli
che io avevo creduto fossero e ho cominciato a scrivere perché volevo in
qualche modo far sapere che alcune cose accadono ed esistono non solo nei film
o nei Tg ma proprio nella vita delle persone vere. Era il mio modo per chiedere
scusa. Per rimediare a errori gravissimi di altri. La storia e la ferita erano
talmente violente che dopo venticinque, trenta pagine mi arenavo. Poi 13 Maggio, nel giugno scorso è arrivato da sé. Non so
come spiegare ma era tutto nella mia testa e nel mio cuore, le dita non
correvano abbastanza veloci sulla tastiera del PC e, finalmente, si è sbloccato
tutto per cui sto ultimando “Il Dio Degli Aridi”. Credo che l’ispirazione arrivi da qualsiasi cosa, sono una
persona curiosa e col vantaggio che me ne capitano realmente di tutti i colori,
diciamo che gli spunti non mi mancano!
4. Pregi e difetti del tuo romanzo. Che domanda complicata, ci provo. Pregio uno, coinvolge il
lettore lo fa ridere e piangere e la lettura è scorrevole.Difetti, non ho utilizzato un linguaggio aulico o nobile,
sono più vicina al parlato e allo stile giornalistico diciamo, la storia non è
complessa e forse avrei potuto soffermarmi di più sui personaggi.
5. Hai già presentato il tuo libro a Milano. Altre presentazioni per chi
desidera seguirti o conoscerti?
Vero, ho fatto già due presentazioni una a Milano e la prima
in dicembre in una libreria di Melzo, le prossime saranno il 31 marzo a Udine
in uno storico caffè letterario, il Caucigh e il 13 aprile a Torino presso il
mood libri & Cafè, seguiranno poi ancora Milano, e Roma…poi vedremo!già così
mi sembra un sogno!
6. Il mondo dell'editoria è ben complesso per tutti. Una donna scrittrice quali
difficoltà incontra? Io non so se anche nell’editoria come in altri settori esista il
problema Uomo/donna, sicuramente è un mondo complesso, anche se io mi ritengo,
stranamente, baciata dalla fortuna. Ho pubblicato sia in e-book, grazie alla
edizioni esordienti e alla professionalità di Piera Rossotti, che in cartaceo
con Book Sprint Edizioni, senza contributo alcuno. La difficoltà sta nel
reperire il libro, una piccola casa editrice non ha spesse volta rete di
distribuzione il che rende tutto un po’ complesso.Direi che come inizio non posso lamentarmi assolutamente,
poi su face book ho incontrato un team di ragazzi meraviglioso che hanno creato
la Evolutive Press che mi stanno aiutando moltissimo a sponsorizzare il romanzo
e a farmi un po’ conoscere!
7. Sull’onda del successo e dell’entusiasmo, quali sono i tuoi progetti
futuri?
Mi piacerebbe poter vivere di scrittura, ma ne dubito. Sarei già felice
di poter pubblicare “ Il Dio degli Aridi “ con un editore che sia almeno
presente nelle librerie e poi se di sogni si parla, magari che da 13 Maggio ne
traessero una commedia, credo si presterebbe bene! Per ora lavoro alla
promozione di 13 maggio e sto ultimando l’altro, poi qualche idea per un terzo
c’è già per cui vedremo!
Andrea, ok. Poeta, parliamone… io provo a scrivere cose che
sembrino poesie e apparentemente alle persone che le leggono piacciono, ma da
qua a dire che sono un poeta, ce ne corre
Che dire di me: sono una persona immagino tormentata, ma mi
tormento da solo, con le mie colpe, incertezze, coi miei dubbi. Coi miei vorrei
e le paure. Vivo sull’orlo del mio
rasoio, e ogni tanto mi diverto anche a scuoterlo.
Sono un clown mancato, di quelli che ridono fuori e piangono
dentro, mi mancano la parrucca e il naso, per il resto lo spirito c’è.
In compagnia sto volentieri e scherzo molto più che con
piacere, tanto che a volte divento pesante perché esagero.
Quando scrivo mi ribalto, la parte nera cupa e triste,
distruttiva tende a prendere il sopravvento e le mie “creature” sono quelle che
potete leggere in giro… Sono cupe fosche e disperate, funeree. Dolorosamente
intense. Gotiche.
Amo leggere, le persone intelligenti, i cibi saporiti, stare
in casa, tenere i contatti via rete, promuovere scrittori emergenti e
chiacchierare amichevolmente. Mi piace il mio lavoro anche se mi fa dannare e
mi fa porre interrogativi (senza aver risposta). Mi piace la birra, mi piaceva
fumare ma ho dovuto smettere, nonostante tutto sogno di fumare quasi tutte le notti
e mi aspetto di svegliarmi in una camera piena di fumo e sensi di colpa (pure
nel sogno).
2. La poesia è spesso
vista come qualcosa di passato, ma il passato può tornare in auge o la poesia è
costretta a modificarsi?
Domandone…
Secondo me tutto si evolve, e si deve evolvere. Come si
evolve la lingua intesa come modo e mezzo di comunicazione, anche le
espressioni artistiche devono modificarsi in funzione di questi mutamenti. La
poesia si deve, e si è, modificata. Ci sono stati rivoluzionari del linguaggio
poetico, evoluzionisti del verso. Gente ispirata che ha fatto cambiare rotta a
una barca diciamo condannata a infrangersi sugli scogli. La poesia è in crisi,
gli estimatori sono una nicchia, una minoranza.
Soprattutto la poesia è individuale. Per chi la scrive e per
chi la legge. E non sempre si trovano d’accordo. Ognuno ha le proprie idee e i
propri gusti e questo assicura una “biodiversità letteraria”
3. La tua prima opera
"La selezione colpevole" è una silloge poetica cupa e dolorosa.
Eppure vissuta con estrema consapevolezza. Descrivila ai lettori.
Un bel librettino con copertina nera, scritte rosse e ben
due immagini una davanti e una dietro…
A parte gli scherzi, dentro c’è un distillato, una selezione
appunto, delle strizzature della mia anima, del mio essere del momento in cui
ho scritto ciò che sentivo. Ci ho messo dentro disperazione, tristezza, sogni e
incubi. Desideri frustrati. No, non era un bel momento, ma anche se lo fosse
stato quando scrivo difficilmente escono cose allegre.
4. Quali difficoltà
può riscontrare un poeta nell'editoria moderna?
Gli stessi degli altri emergenti, tutti e anche qualcuno di
più. Ora la poesia “non tira”, adesso vanno l’urban fantasy, il paranormal
romance e il romanzo storico anche se già un po’ in declino. Vendono vampiri,
licantropi e altre creature magiche. La gente ha bisogno di staccarsi dalla
realtà e cosa meglio che sognare di farsi trasformare in un superessere
immortale e succhiasangue o licantropico da una creatura come minimo
bellissima, potente e affascinante, ah dimenticavo, praticamente immortale e
innamorato follemente. Cribbio, lo vorrei anche io! Farmi mordicchiare da una affascinante
lupa o da una pallida e mortalmente flessuosa vampira. Ma scherziamo? Altro che
poesia, una bella fuga dalla realtà! Questo chiedono i lettori oggi, non troppo
impegno che già è impegnativa la vita. E ripeto anche io amo le storie di
vampiri et similia. Ci fuggo dal reale anche io, ma non le so scrivere e mi
limito a mettere dei versi insieme.
Trovare un editore gratuito e che creda in te è una sfida
più grossa dello scrivere un bel libro.
Trovarne uno con distribuzione e promozione forse in un
libro di “paranormal writing”
Per fortuna ora ci sono i tipi di http://Evolutivepress.jimdo.com che
aiutano gli emergenti ci fossero stati quando ho iniziato io…
5. Pregi e difetti
della tua opera.
Pregi non so, forse l’intensità, il fatto di puntare direttamente
all’obbiettivo senza tanti giri di parole e con molti molti pochi fronzoli…
Difetti: è un POD (print on demand) tutto fatto da me,
ovvero editing, impaginazione, ritocchi, correzioni tutto in autonomia. Quanto
c’è di buono è merito mio quanto è non buono è sempre colpa mia. non ho scuse
da accampare ne’ colpe da addossare.
Posso però dire che a me
ha dato una gran soddisfazione. E anche le leggere le molte recensioni
mi ha fatto immenso piacere.
6. Quali sono i tuoi
progetti futuri? E' in uscita il tuo nuovo lavoro?
Il mio nuovo progetto, l’ultimo e più recente lavoro per ora
è “Consumando i giorni con sguardi diversi” edito da EEE (http://www.edizioniesordienti.com)
e uscito pochi giorni fa. Attualmente solo in ebook, valuterò poi l’opportunità
di cartaceizzarlo, io amo l’elettronico ma cedo al fascino dello stampato.
Poi lavoro come ho detto assieme a http://Evolutivepress.jimdo.com per
promuovere altri autori emergenti anche tamite il mio blog “Opinions on books”
(http://aleonelli.blogspot.com).